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La vera natura di Caravaggio - La vita messa a nudo

Fuggito da Malta, Caravaggio arriva in Sicilia nell’autunno del 1608 e qui realizza un nuovo gruppo di opere, oggi in parte ancora sull’isola e in parte disperso.

A Siracusa il pittore visita le Latomie, le antiche carceri greche, ossessionato dall’idea della condanna e della reclusione. E sono forse proprio le Latomie lo sfondo in cui ambienta la sua prima opera siciliana, “Il seppellimento di Santa Lucia”, la martire cristiana del III secolo, patrona della città. Un’opera senza speranza, priva di qualsiasi idea di trascendenza.

Lasciata Siracusa si sposta a Messina, dove forse è protetto dal Priore dell’Ordine del Cavalieri di Malta in quella città, Antonio Martelli che ritrae su una tela che oggi si conserva a Firenze, nelle Gallerie di Palazzo Pitti.

Delle opere messinesi, il Museo regionale ne conserva due: la “Resurrezione di Lazzaro”, in cui il protagonista sembra opporsi al ritorno alla vita e in cui, per la prima volta, l’episodio viene raccontato dal punto di vista del morto, e il ritorno alla vita sembra per Lazzaro un fatica cui sarebbe meglio rinunciare.

E una “Adorazione dei pastori” in cui la Madonna, vinta dalla fatica del parto, mostra tutta la sua umanità. Non diversamente dalla Maria della “Natività” di Palermo, città in cui forse Caravaggio non è mai stato.

E dove oggi non c’è più neppure la sua tela, trafugata dall’Oratorio di San Lorenzo in una notte del 1969.

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