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Terza Pagina - pt 13

Le cinque notizie scelte questa settimana da Terza Pagina sono:
 
V. Una mostra per Pistoia. Si intitola “Prêt-à-porter” la mostra di Giovanni Frangi curata da Giovanni Agosti che inaugura il programma di eventi ideati per Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017. Una rassegna che si propone di dialogare con il contesto in cui è inserita: non solo il settecentesco palazzo Fabroni, ma anche Pistoia nel suo complesso, grazie ad opere (sia realizzate in passato, sia create appositamente) che riescono a lanciare sguardi oltre le mura del palazzo e a creare continui rimandi con i monumenti della città.
Sulla mostra di Frangi abbiamo intervistato la storica dell'arte e giornalista Lea Mattarella.
 
IV. Il Google Art Project. Sono 6 milioni le opere d'arte digitalizzate in alta risoluzione dal Google Art Project, che ha messo online il patrimonio presente nei maggiori musei del mondo consentendo anche delle visite virtuali in questi musei, grazie alla stessa tecnologia utilizzata per Street View. Il progetto, nato nel 2011, non solo cresce sempre più, ma trova anche modi sempre nuovi per collegare le opere al suo interno e tracciare dei percorsi inediti per i visitatori. Come ad esempio il “serendipity engine”, un algoritmo che consente di ricreare la casualità degli incontri reali.
Il digitale è meglio del reale? L'infinita riproducibilità delle opere d'arte toglie loro interesse e suggestione, come temeva Walter Benjamin, o invece lo accresce di possibilità?
 
III. Tzvetan Todorov, "il filosofo che scavò negli abissi dell'umanità". È scomparso a Parigi il 7 febbraio scorso il grande studioso bulgaro naturalizzato francese che, nel suo personalissimo percorso, partì dalla riflessione sulla letteratura per approdare a quella sulla storia. Tra i suoi saggi più noti spicca quello sui formalisti russi, ma il libro per il quale è maggiormente ricordato è “La scoperta dell'America e il problema dell'altro”, una riflessione degli anni '80 sui modi in cui viene costruita la categoria del “diverso”. «Anche il fanatismo jihadista - ripeteva, applicando questa categoria di pensiero ai nostri giorni - va affrontato senza sacrificare i nostri principi: il nemico è anche interiore, i nostri demoni ci spingono ad assomigliare all’avversario per combatterlo meglio. Ma terrorizzare i terroristi significa diventare come loro».
Todorov racconta la modernità in un'intervista degli anni '90 tratta dagli archivi delle Teche Rai.
 
II. La storiografia è morta? Se lo chiede Giuseppe Galasso nel suo saggio “Storiografia e storici del Novecento” (Edizioni Salerno) in cui racconta la crisi di una disciplina ormai troppo influenzata da altre materie che la hanno resa quasi indistinguibile dalle scienze sociali. Condividendo con Croce l'affermazione “che la vita e la realtà è storia e nient'altro che storia”, Galasso ritiene che “sia proprio in una ripresa potenziata e originale dello storicismo la via regia per un nuovo secolo della storia, che accompagni un nuovo secolo di più alto sviluppo culturale e civile”.
Ci illumina sui confini tra storia e storiografia Jacques Le Goff in un'intervista degli anni '80 tratta dall'archivio delle Teche Rai.
 
I. Fake news, croce e delizia del web. Norman Mailer li definiva "fattoidi", ovvero "fatti che non hanno esistenza prima di apparire su riviste e giornali". L'antropologo francese  Bruno Latour li battezza "fatticci": i "fatti-feticci" che nascono dall'inestricabile mescolanza di conoscenza e credenza. Oggi parliamo più apertamente di "fake news": le "notizie false" dl web a cui tutti amiamo credere. Verificare non ci piace, o forse ne siamo poco capaci. Chiusi nelle "camere di risonanza" dei nostri social network, abbiamo costruito intorno a noi ambienti digitali poveri di contraddittorio e ricchi di confortanti conferme alle nostre opinioni e ai nostri disagi. Eppure verificare è quanto mai necessario perché - per dirla con Umberto Eco - "le falsità di cui non diffidiamo" riducono la nostra capacità di comprendere il mondo. E, in fondo, di comprendere noi stessi.
 
A commentare le notizie in studio insieme ad Armando Massarenti, responsabile della “Domenica” del Sole 24 Ore, ci sarà lo “storico sociale delle idee” David Bidussa, responsabile delle attività didattiche ed editoriali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

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