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Tristan und Isolde diretto da Gatti inaugura la stagione dell`Opera di Roma

In diretta domenica 27 novembre a partire dalle 16.25.

Riconosciuto come uno tra i migliori interpreti wagneriani di oggi, unico direttore italiano ad essere invitato al Festival di Bayreuth, Daniele Gatti dirige il Tristan und Isolde di Richard Wagner che inaugura la stagione 2016/2017 del Teatro dell’Opera di Roma. Lo spettacolo, realizzato in coproduzione con il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi e la De Nationale Opera di Amsterdam, ha la regia di Pierre Audi.  I ruoli dei protagonisti del dramma wagneriano sono affidati ad Andreas Schager(Tristan), Rachel Nicholls (Isolde), John Relyea (Re Marke), Brett Polegato (Kurwenal), Michelle Breedt (Brangäne) e Andrew Rees (Melot). Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma è diretto da Roberto Gabbiani. La regia televisiva è curata da Annalisa Buttò.
 
“Si tratta di uno spettacolo essenziale – spiega il direttore Daniele Gatti – basato sulla recitazione dei cantanti e sulle geometrie create in scena dai personaggi. Dal punto di vista musicale l’opera è ricchissima e pone innumerevoli domande che spesso restano irrisolte, o almeno così si dice.”
 
Tutto il dramma di Tristano e Isotta si concentra sull’amore e sulla morte. Fin dal primo atto, i due giovani sono attratti l’uno verso l’altro, consapevoli che il destino della loro passione li porterà verso la morte.  “L’ascoltatore – continua Daniele Gatti – viene immerso simultaneamente in due dimensioni: quella umana appartenente a Re Marke, Brangäne e a Kurwenal, che hanno un linguaggio armonico più tradizionale, e quella di Tristano e Isotta, per i quali l’uso di un cromatismo esasperato corrisponde a un’ascesa verso l’infinito che crea un linguaggio musicale ai confini della tonalità. L’instabilità tonale crea un senso di irrequietezza e mistero.”
L’allestimento di Pierre Audi è essenziale ed elegante. Con le suggestive luci di Jean Kalman lavora sugli ambienti, le atmosfere, piuttosto che sui personaggi: al centro c’è il rapporto tra realtà e metafisica, in un mondo dove il confine tra reale e fantastico non è mai chiaro. Le scene di Christof Hetzer evocano l’universo marino: c’è la carenatura di una nave, ossi di balene pietrificati, rocce, freddo. Tutti gli elementi della scena si muovono verso uno spazio quasi astratto, dove l’eros, fulcro di tutta l’opera, non si trasforma mai in passione tra i due protagonisti, proiettati in una dimensione altra, metafisica, che si sposa perfettamente con il linguaggio musicale.
Lo spettacolo – con sottotitoli in italiano - è introdotto e commentato da Massimo Bernardini, protagonista del nuovo programma di approfondimento musicale di Rai5 “Nessun dorma”.

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